Come lo stress agisce sul corpo

Come lo stress agisce sul corpo Stefano Bertoncello Osteopata D.O.

Parte 1

Parlare di stress non è sempre facile, spesso si rischia di cadere nelle solite banalità quando in realtà questo argomento vastissimo richiede uno studio approfondito, un continuo aggiornamento ed un confronto con altre figure professionali.

Premesso questo, quello che voglio fare in questa “serie di articoli” è cercare di creare consapevolezza in chi avrà voglia di leggerli provando a far capire, anche a chi non è del settore, cosa succede nel nostro organismo quando lo stress supera una determinata soglia.

Cos’è lo stress? Una domanda banale all’apparenza che in realtà comporta l’inevitabile ingresso di alcune variabili che sono la comprensione della fonte stressogena, l’elaborazione dell’evento e la risposta psicofisica; tutte variabili strettamente soggettive collegate al vissuto passato-presente e alle caratteristiche neurofisiologiche del soggetto.

Senza scomodare il buon Selye, pioniere degli studi sullo stress, possiamo definirlo in maniera semplicistica come un qualsiasi stimolo di determinata intensità, durata e frequenza che induce una risposta nel nostro organismo.
La fonte stressogena può avere quindi diverse forme, da una più fisica come un trauma o un intervento chirurgico ad una meno tangibile, ma non meno impattante, di carattere psicologico; come un conflitto sociale.
Attenzione però, non sono uno psicologo e non lo voglio fare, scrivo solo con la consapevolezza che la psiche può essere compresa solo se messa in relazione al corpo e viceversa, infatti è tramite gli organi di senso che captiamo quello che succede ed è tramite la mente che noi reagiamo; ma per addentrarsi in questo ambito ci sono professionisti adatti a ciò.

Allora perché un osteopata dovrebbe interessarsi di stress? Noi osteopati possiamo capire i segnali del corpo e lavorare su di esso ma per un lavoro onestamente completo ci vorrà sinergia lavorativa anche con la sfera psico-emozionale, perché è l’interazione tra questi due campi che farà la differenza.

Torniamo a noi.

Siamo soliti pensare che la risposta indotta da uno stimolo stressogeno sia per forza negativa ma non è così. Se le caratteristiche dello stressor in entrata rimangono entro parametri “accettabili” e per parametri intendo sempre intensità, durata, frequenza e ad essi seguirà una buona fase di recupero; come risposta avremo un adattamento migliorativo del nostro organismo. Tutto questo ci renderà più forti e capaci di sopportare via via stimoli sempre più importanti.
Ma ci sono delle cose da sottolineare.
La prima, la capacità di sopportazione iniziale è soggettiva, non tutti abbiamo lo stesso “pacchetto” di base. Ci sono soggetti capaci di sopportare grandi fatiche o compiti mentali fin da subito, altri che alla minima difficoltà vanno in crisi, la soggettività risulta fondamentale e va capita ed accettata.
La seconda, tutti abbiamo un limite di sopportazione fisiologico che se superato ci porta verso uno stato di malattia, e per malattia non intendo per forza qualcosa di terrificante ma una semplice deviazioni dai nostri binari fisiologici, questo lo vedremo meglio in seguito.
La terza, entro certi limiti possiamo mettere in atto delle strategie per migliorare il nostro corpo e renderci più forti.

Per farvi un esempio pratico è come entrare in una palestra e pensare di poter fare un esercizio complesso e con un’intensità elevata già il primo giorno. Risultato? Dolori ovunque per giorni. Questo cosa vuol dire? Che lo stimolo in entrata era troppo importante, quindi dovrò ridimensionarmi per adattarmi piano piano al carico e crescere con i giusti tempi.
Si è un esempio banale, ma per iniziare rende bene l’idea.

Nei prossimi articoli vedremo nel dettaglio cosa succede all’interno del nostro corpo.

Ma ricordate, anche una semplice goccia d’acqua se mantenuta costante negli anni erode la roccia.

Leave a comment