Plantare, si o no?

Plantare, si o no? Stefano Bertoncello Osteopata D.O.

A cura del Dott. Stefano Cattai, Tecnico Ortopedico

Questo è un quesito che molti si  pongono a cui non sempre è facile dare una risposta.

A mio avviso il plantare è un’ortesi che può avere diverse modalità di costruzione e di meccanismo funzionale, deve essere quindi usato con molta attenzione.

Il plantare maggiormente utilizzato è quello anatomico o meccanico. Perché meccanico? Perché la sua conformazione rispetta quasi scrupolosamente la forma del piede creando un’azione meccanica sul sistema osteoarticolare.

Tale approccio può essere utile nel trattamento delle deformità del piede, nelle artriti, nelle artrosi invalidanti e nel piede diabetico. I materiali di realizzo negli  anni si sono sviluppati moltissimo permettendoci di realizzare ortesi molto confortevoli anche per i piedi più difficili e dolenti. Per supportare il tecnico nella progettazione dell’ortesi si è sviluppata la tecnologia della  baropodometria computerizzata che ci permette di rilevare importanti informazioni sui carichi, sulle oscillazioni del cammino e della statica. Questa valutazione può essere inoltre utile per monitorare il paziente nel tempo.

 

Plantare meccanico

Foto di un plantare meccanico

 

Questo sistema di correzione a mio avviso crea però un’inibizione della propriocettività e delle catene muscolari di conseguenza male si approccia alle disfunzioni tonico posturali (scoliosi, lombalgie , gonalgie, ecc.). Rimane comunque, come anticipato prima, il plantare di elezione però nel piede diabetico e reumatoide.

 

Molto più performate nei disordini tonico posturali è il plantare propriocettivo. Questa ortesi sfrutta un meccanismo d’azione diametralmente opposto rispetto al plantare classico meccanico. Il suo sistema d’azione sfrutta i meccano recettori podalici per attivare la catena muscolare che ci interessa . In poche parole se il piede cede medialmente ad esempio non lo sostiene ma attiva il muscolo che è deputato a farlo. Con tale approccio si vanno ad attivare non solo i muscoli del piede ma di un’intera catena cinetica, ragion per cui è un valido aiuto anche nel trattamento di problemi osteoarticolari che non sembrano correlati al piedi (es. lombalgie , dolori cervicali ecc.)

Non crea dipendenza anzi va a migliorare la propriocezione podalica, e lo scopo è quello di condizionare il sistema posturale creando una “memoria” che ci permette di dismettere l’utilizzo dello stesso nel tempo.

Realizzare un plantare propriocettivo vuol dire valutare la persona a 360°  verificando come funzionano e si integrano fra loro tutti i recettori posturali (occhi, denti , orecchio , diaframma , viscere ecc.) che condizionano la postura della persona.

 

Plantare propriocettivo

Foto di un plantare propriocettivo

 

Questo approccio significa lavorare in equipe fra tecnico ortopedico, osteopata, medico, dentista, e con tutti i professionisti che seguono la persona.

Prossimamente vi illustrerò meglio questo tipo di ortesi che in Italia è ancora poco diffusa ma in altri paesi è sistema convalidato nel trattamento dei disordini posturali

 

A presto

Stefano Cattai

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